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PGT Abbiategrasso: cominciano gli incontri PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Novembre 2008 12:09

Dal sito del Comune:

P.G.T., cominciano gli incontri aperti alla cittadinanza.
Condivisione, partecipazione, esperienze. Prende forma l'Abbiategrasso del futuro
(...)
cominciano gli incontri pubblici in vista della definizione del nuovo Piano di Governo del Territorio, lo strumento ideato da Regione Lombardia che sostituisce i vecchi Piani Regolatori e sul quale l'Amministrazione comunale ha cominciato a lavorare.
(...)
Nel cammino che condurrà all'adozione dello strumento urbanistico l'Amministrazione ha ritenuto centrali i momenti di discussione e approfondimento dei principali temi connessi al Pgt, che dovrà disegnare l'Abbiategrasso del futuro ed orientare lo sviluppo e l'assetto della città nei prossimi anni.

L'assessore Pietro Sironi ha perciò organizzato tre incontri pubblici che si terranno nel convento dell'Annunciata, dedicati ad altrettanti argomenti che saranno discussi e approfonditi con esperti del settore.
(...)

mercoledì 12 novembre, ed avrà per titolo "La città sostenibile ed il territorio agricolo: quale possibilità di crescita per la città urbana nel rispetto del patrimonio agricolo e naturalistico ricchezza del territorio". Il professor Luigi Mazza fungerà da moderatore. Assieme a lui il professor Stefano Boeri, l'architetto Giovanni Oggioni del Comune di Milano, il presidente del Parco del Ticino Milena Bertani ed il dottor Paolo Lassini, Direttore Generale dell'Assessorato Agricoltura di Regione Lombardia. Tutti gli incontri, che cominceranno alle 21 nella sala conferenze dell'Annunciata, saranno ad ingresso libero ed aperti alla cittadinanza.

lunedì 24 novembre: si parlerà del sistema infrastrutturale e dell'area metropolitana assieme al professor Mazza, all'ingegner Mario Rossetti Direttore Generale dell'Assessorato Trasporti ed infrastrutture della Regione, all'ingegner Aldo Colombo dell'Assessorato Trasporti ed Infrastrutture-Servizio Infrastrutture Viarie di Regione Lombardia, all'ingegner Enrico Leopardi Ferrovie dello Stato-RFI e all'ingegner Marco Zanetti della società ERREVIA,
progettista di ANAS.

giovedì 11 dicembre: "Città dei Servizi, lo sviluppo del territorio e la domanda dei cittadini: un rapporto solidale, esperienze a confronto". Oltre al professor Mazza interverranno la dottoressa Caterina Perazzo, Direttore Generale Vicario dell'Assessorato Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia, l'architetto Francesco Bargiggia, dell'Assessorato Casa e Opere Pubbliche di Regione Lomabardia, e l'architetto Franco Zinna, dirigente del settore Casa
del Comune di Milano.

 
Obiettivo Expo: raddoppiare gli abitanti di Milano PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Novembre 2008 12:06

Obiettivo Expo: raddoppiare gli abitanti di Milano
pubblicato: martedì 04 novembre 2008 da Trab in: Verde e ambiente Cronaca: fatti e misfatti Cronaca: news dal Palazzo

Uno degli obbiettivi dichiarati dall'Expo 2015: settecentomila abitanti in più, una metropoli di due milioni di residenti. Il vecchio piano regolatore? Carta straccia. Ma il maxi-documento che di fatto andrebbe a pensionare il vecchio piano regolatore è ancora un cantiere in corso. Una delle novità sarebbe l'aumento degli indici di edificabilità da 0,65 a uno. E' quello che è emerso ieri alla delibera in discussione a Palazzo Marino (la prossima giovedì).
La novità è sostanzialmente una - il terrore degli ambientalisti - l'aumento degli indici di edificabilità. L'assessore Masseroli però getta acqua sul fuoco:
si edificherà di più solo nelle aree che hanno già le infrastrutture necessarie. Prendiamo Porto di Mare: la fermata della linea tre, con intorno il nulla. Ecco lì si potrà costruire di più. Con le nuove regole vogliamo incentivare soprattutto il mercato degli affitti. E quindi mettere più case a disposizione dei giovani e del ceto medio
Belle promesse, sostenibili e solidali. Rimane da capire tutto il contorno…

 
Ma quanto ci costano i rifiuti? PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Novembre 2008 12:03


Pubblico con un certo stupore ma volentieri questo articoletto di Mario Tozzi. Lo stupore è dovuto al fatto che Tozzi fu per due tornate il testimonial di Hera, la multiutility emiliano-romagnola degl'inceneritori. Il fatto di farlo volentieri è la speranza che Tozzi sia caduto sulla via di Damasco. (Stefano Montanari)

Scritto da Mario Tozzi   
venerdì 31 ottobre 2008

Sembra incredibile che qualcuno, nell'Italia di oggi, si opponga ai cambiamenti di abitudini e ai costi che eventualmente bisogna sostenere di fronte a emergenze di carattere ambientale come quelle relative all'energia o ai rifiuti. E sembra incredibile che ciò accada in realtà metropolitane avanzate come Torino, dove, con lungimiranza e accortezza, si è passati dal 20 a oltre il 40% di raccolta differenziata dal 2003 a oggi.
È appena il caso di ricordare che riciclare e recuperare rifiuti permette di consumare minori quantità di combustibile e produce meno inquinamento. Con il tempo tale problema è destinato ad aggravarsi, visto che, con l'esaurimento dei giacimenti più ricchi, si passa a sfruttare quelli il cui tenore è più basso e quindi si producono sempre maggiori quantità di scorie. In molte nazioni europee la percentuale di rifiuti riciclata arriva a oltre il 40%, un ottimo risultato se comparato a quello italiano di uno striminzito 24%. È ovvio che, se si raddoppia la vita media di un prodotto, automaticamente si dimezzano i consumi di energia, i rifiuti, l'inquinamento e l'esaurimento delle materie prime. Se poi il riciclaggio è fondamentale nel caso dei metalli, ancora di più lo è nel caso dei rifiuti umidi.
Se non allontanassimo tutta quella massa di potenziali nutrienti organici dal ciclo naturale potremo fare a meno delle 23 milioni e mezzo di tonnellate di fertilizzanti chimici gettati ogni anno nelle nostre campagne. Se viene praticata la separazione del materiale organico dagli altri rifiuti si può preparare il compostaggio, da riutilizzare in agricoltura come concime. Eppure sembra che queste considerazioni non siano sufficienti a riflettere sul fatto che il riciclaggio deve avere necessariamente alla base una buona raccolta differenziata, che questa va condotta anche porta a porta, e che queste operazioni hanno un costo, tollerabile soprattutto quando si passa da tassa a tariffa e, dunque, quando si paga in base a quanto effettivamente si butta. La raccolta differenziata ha un costo che qualche volta può essere maggiore rispetto al cassonetto, ma consente di non essere sommersi dalle discariche o avvelenati dai fumi dell'incenerimento su scala industriale. Oltre a garantire una migliore qualità della vita e un ritmo più armonico dell'uomo nel contesto di un pianeta in cui resta l'unico animale a produrre materiali che non possono essere riassorbiti naturalmente nel ciclo della biosfera. Per non parlare di un altro vantaggio diffuso: per ogni milione di tonnellate di rifiuti si creano 80 posti di lavoro, per esempio, con l'incenerimento e ben 1.600 con la raccolta differenziata e il riciclaggio. Tutto questo però ha senso se ci comincia a ragionare in termini di valori (la tutela dell'ambiente e della salute) e non di prezzi (il costo delle operazioni ambientali virtuose). E se si fa riferimento a quei movimenti culturali che fanno del raggiungimento dell'obiettivo rifiuti-zero uno dei risultati maggiormente auspicabili per le società moderne. Ma non è questo il Paese che si domanda se sia giusto far pagare alle industrie la crisi climatica causata, in ultima analisi, dalle industrie stesse? Così facendo quei costi li pagheremo tutti noi, ma di questo, curiosamente, i cittadini non si lamentano mai.

 
L'insidia delle polveri sottili e delle nanoparticelle PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Novembre 2008 11:40

E' disponibile via torrent questo "documentario", statico dal punto di vista delle immagini, ma molto interessante nei contenuti. Qui il torrent e qui il sito

L'insidia delle Polveri Sottili ([XviD - Ita Mp3] Documentario
L'INSIDIA DELLE POLVERI SOTTILI E DELLE NANOPARTICELLE
by torent

Frammenti di un filtro chirurgico comunemente installato nella vena cava dei malati di tromboembolia polmonare, vengono estratti dal corpo di un paziente dopo un'accidentale rottura dello strumento. Un'analisi accurata di quei
frammenti rivela la presenza di materiali che non appartengono né al filtro né all'organismo umano.
L'indifferenza della comunità accademica di fronte a questa scoperta si trasforma in disagio e talvolta in vero e proprio boicottaggio quando gli studi condotti dall'autore continuano a confermare un preoccupante risultato: il nostro corpo assorbe, dall'aria che respiriamo così come dai cibi che ingeriamo, diverse tipologie di elementi, minuscole polveri che, riconosciute come estranee dal corpo, provocano reazioni infiammatorie importanti, talvolta origine di gravi patologie.
Nasce da queste prime indagini un ostinato percorso di ricerca per dare finalmente risposta a un quesito scientifico fino a oggi pericolosamente ignorato o osteggiato. Qual è l'origine delle micropolveri? Come agiscono quando
vengono assorbite dal nostro corpo? Quali patologie apparentemente estranee a questo fenomeno possono finalmente trovare una spiegazione? Quali potenti lobby economiche e politiche hanno interesse a mantenere lo
status quo e che ruolo gioca in tutto questo il business dei rifiuti?

 
Italia, record del cemento PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Novembre 2008 10:25

da Repubblica.it  del 5 ottobre 2008

Italia, record del cemento... invasi tre milioni di ettari
Che effetto vi farebbe se vi dicessero che su tutto il territorio del Lazio e dell'Abruzzo non esiste più un solo filo d'erba, neanche un orto;
che le due Regioni sono state completamente, e dico completamente, cementificate? Sono sicuro che la maggioranza degli italiani inorridirebbe

Forse avrebbero una reazione un po' diversa tutti quelli che a vario titolo sono invischiati in speculazioni edilizie. O gli amministratori che devono fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, ma credo, anzi spero, che non siano i più.
Se invece siete tra i più, sentite questa: negli ultimi 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un'area più grande del Lazio e dell'Abruzzo messi insieme. Poco meno di 2 milioni di ettari erano superfici agrarie.
Però nessuno sembra inorridire. Forse sarà a causa di una mentalità diffusa secondo la quale se non si costruisce non si fa, non c'è progresso economico. E questo lo dimostrano i programmi elettorali e la composizione delle liste stesse, soprattutto quelle relative alle elezioni amministrative: fateci caso, sono sempre infarcite di soggetti con evidenti interessi nell'edilizia. Sarà un caso?
Dal 1950 a oggi abbiamo perso il 40% dei territori liberi nel nostro Paese, negli ultimi anni il consumo medio annuo è addirittura cresciuto rispetto agli anni passati, quelli del boom economico (ed edilizio). Non ci sono solo gli "eco-mostri", tanti, che urlano con violenza tutta la loro protervia (sintomo di grande ignoranza) nel deturpare paesaggi e luoghi incantevoli lungo coste, colline e montagne del nostro Paese. Ci sono tanti "eco-mostriciattoli", e c'è tutta una tendenza a fuggire dall'ambiente urbano, sempre più brutto, caotico e poco salutare, per riparare in campagna, a colpi di villette che mangiano terreno utile alla produzione di cibo e tirano pugni in quegli occhi che ancora cercano bellezza. Prendiamo poi in considerazione l'edilizia per le attività produttive, dalle schiere di scatoloni di cemento che si snodano ininterrotte lungo molte nostre strade, fino al piccolo capannone isolato che abbagliati imprenditori ergono alle pendici (se non proprio in cima, perché nella mia Langa succede anche questo) di una collina particolarmente bella.
L'Italia è al primo posto in Europa per la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l'anno: le cave legali e abusive hanno un impatto paesaggistico tremendo, e i cementifici inquinano molto, mangiandosi vigne, campi coltivati, boschi, o compromettendo l'ecosistema di quelli viciniori che gli sopravvivono. Il tutto per foraggiare la costruzione selvaggia di villette a schiera, outlet, depositi e quant'altro. Non posso che sottoscrivere le parole di Giorgio Bocca quando, trovatosi a percorrere l'autostrada tra Milano e Firenze, scrive: "Il primo tratto tra Milano e Lodi si merita questo titolo: la scomparsa del paesaggio. La pianura del Po, "la più fertile e ricca regione d'Europa", come diceva quel re di Francia di nome Enrico, illustre invasore, la pianura dei pioppi e delle marcite, dei fontanili che sgorgano nei prati di erba medica, il paese di Bengodi, delle montagne di cacio e di ravioli, dei campanili svettanti nel verde, delle abbazie e delle cattedrali, dei battisteri policromi, degli Stradivari e dei culatelli è scomparso, sommerso da una distesa ininterrotta di fabbriche e fabbrichette".
Non c'è limite al brutto, al volgare, ed è giusto paragonare l'inghiottimento di un battistero policromo alla scomparsa di un prodotto gastronomico tradizionale. Riporto un'altra volta il dato: quasi 2 milioni di ettari di suolo agricolo sono spariti, come dire l'intero Veneto. Se da una parte ci scandalizziamo giustamente perché sparisce il bello - e viva le iniziative meritorie, come ad esempio quelle del FAI e di Legambiente, che ci documentano con regolarità le brutture peggiori e sanno coinvolgere i cittadini nella denuncia - la morte dei suoli agricoli sembra invece non interessare. È uno dei più grandi mutamenti che il nostro Paese ha subito nel secondo dopoguerra e non accenna a diminuire: sparisce la campagna, insieme ai contadini, si perdono spesso i terreni più fertili in pianura e in prima collina. Gli appezzamenti che resistono sembra che stiano lì, in attesa che qualcuno ci speculi su, perché diciamolo pure: non c'è bisogno di nuove case, l'edilizia è soltanto un'opportunità di investimento per chi già possiede bei capitali.
Il suolo, se non muore a colpi di fertilizzanti e pesticidi, sparisce: se la sua tutela non entrerà presto a far parte dell'agenda politica delle amministrazioni sarà ora che ci sia una mobilitazione popolare in sua difesa. È uno scempio senza fine, che pregiudica la qualità delle nostre vite in termini ecologici e anche gastronomici. Sì: gastronomici, perché ne va anche del nostro cibo, della sua qualità, della sua varietà e della possibilità di poterlo comprare senza che provenga da un altro continente, con tutti gli enormi problemi che ne conseguono.
L'ambiente è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e non può esserci tutela dell'ambiente senza tutela del mondo rurale, sia per quanto riguarda la sua produttività, sia per quanto riguarda la sua bellezza. Gli enti locali fanno poco, anzi proprio loro vedono nell'edificabilità dei terreni agricoli e dei suoli liberi una via per fare quadrare i propri bilanci. La politica di Palazzo non se ne cura, e se pare normale da parte di chi governa e ha costruito le sue fortune proprio sull'edilizia, il silenzio dell'opposizione sulla tutela dei terreni agricoli diventa sempre più assordante. Il problema infatti è più che mai politico, oltre che etico e culturale.
Mancano delle politiche di territorio, come per esempio accade invece in Germania, dove per legge si cerca di riutilizzare aree già consumate e dimesse piuttosto che invadere nuovi campi, nuovo suolo, nuova agricoltura, paesaggi. Inoltre, i tedeschi, cercano di compensare nuove occupazioni andando ad agire su altre aree, con interventi di permeabilizzazione o naturalizzazione (contro il dissesto geologico, piantando nuovo verde). Tutto questo lo fanno senza rinunciare all'occupazione in edilizia, e certo senza aumentare il numero dei senzatetto. È solo questione di organizzazione, di razionalizzazione, e soprattutto di sentire il problema, che è gravissimo.
So che anche in alcune Regioni ci sono stati alcuni isolati interventi normativi tesi a migliorare la situazione ma bisogna per forza fare di più. Che si favorisca con incentivi la distruzione di obbrobri costruiti negli anni '60 e già fatiscenti per riedificarci sopra qualcosa di bello, che si realizzino recuperi dell'archeologia industriale o di quelle aree urbane fortemente degradate: il lavoro per i costruttori non mancherebbe di certo. Che si tutelino per legge le aree rurali più importanti, come fossero Parchi Nazionali.
Lasciate stare i suoli agricoli, sono una risorsa insostituibile, pulita, bella e produttiva. Sono il luogo che ci fa respirare, che riempie gli occhi, che ci dà da mangiare e che custodisce la nostra memoria, la nostra identità. Continuare a distruggerli, dopo tutto lo scempio che è già stato fatto, non è da Paese civile e un Paese civile dovrebbe predisporre i giusti strumenti di tutela per dare più scuse a chi lo fa.
CARLO PETRINI

 



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